Un occhio di riguardo per...

 

 

 

 

ANTONIO SPAGNUOLO

 


“Dal tempo degli altari”

Nessuna epifania conosce il gioco
inciso nella tua verginità.
Ti lascerò distribuire il sangue
rifiutando pensieri,
doglianze del tuo piccolo ventre
ormai più avvezzo allo scherno che ai riflessi.
Recupero occasioni rinverdite
confondendo le crepe del passato
e a doppia fonte, ora piena, o triste,
spacco le mie giornate senza agganci.
Dal tempo degli altari
denudavo le lampade
nel perimetro corto delle pene,
lentamente alle braccia ora scolora
la strada senza un fine, tra le congiunzioni
di una fragile bacheca.
sguscio l’enigma, distacco rifugi, che la mia mente
tra ombre e agguati scintilla
per ritrovarti ancora dove le offerte
lanciano sottintesi ,
non riesco a distinguere pallori,
rivedo l’orrida trasparenza della noia
dove lo sforzo è inutile, gesticolando
o s’incastra tra i cristalli della nonna
il filo della tua scommessa.

Antonio Spagnuolo

 

*

“Illusione”

Anche il trillo del vuoto è un’illusione
di altri tempi e guizzi, ultima frattura
a scaglie di ripetizioni,
belva semiaperta a mutamenti.
Il mio urlo ha l’intreccio
delle tinte roventi, delle attese,
ed ecco che le arterie inceppano
per la sclerosi - agguato,
filiere disperate
secondo impasti che fan conto del sempre,
nel crepitio dei fiotti d’ombra,
insistono gli abbracci per fondere il cerchio,
là dove ancora sembra intatta
la punta del pensiero giovanile,
dove era scritto che la carne in discesa
maliziosamente rimetteva il verso giusto
condividendo il medesimo guizzo
delle incisioni.
Salva le immagini delle matrici
per l’endotelio che aggruma lipemie
secondo errori piccolo borghesi.
Ad incastonare cristalli sogno di essere altrove
avvolgendo la vampa come frusta di luna
sotto gli stridii dei gabbiani
cambiando senza fine le rese del miracolo.

Antonio Spagnuolo

 

**


“ Febbre”

- Ora strappi le frange della febbre
tra corde irraggiungibili e l’arsura
dei ricordi , malinconie
condotte tra i miei giorni incompiuti.
Così le inezie scalcinate ove il divano
ed il cerchio di noi stessi ondeggia
deformando le dita.
Ecco i bagliori continuano a momenti.
Quel giro preferito, ben disposto a silenzi,
mormora sottintesi  alle nebbie.
Piegato allo specchio
come un ladro offro bicchieri
per custodire tristezze,
figure deformate mi travolgono
e non comprendo cosa mai circonda la mia casa
nel vortice dei giorni che costringono
al pianto, uno scherzo sprecato.
Mentre la rabbia ripercuote e riaffiora
l’antica solitudine, sommessa,
l’oscura implacabile favola
che penetra ogni mattina nelle maglie
di immagini passate, è l’irrazionale
esperimento che attanaglia.

 

Antonio Spagnuolo

**

“Batticuore”

 

Occultavo leggende tra gli umori:
quei gesti, quel tremore , quei furori,
quel teatro di ombre ripetute,
un prodigio che esprime la mano
fra il mare e le stradine,
ove incomincia  codice che lacera.
Io , fervore delle pupille,
dal tocco già assegnato,
cerco ferite e agguati,
distratto dalle camere fragranti.
Quando chiama  la  fionda
nel profondo è certezza di brusii,
           il batticuore che incalza
per confessare preghiere,
soltanto la memoria a rinnovare
la pigrizia della primavera.
Perfidi dubbi che svanivano
per azzardare ore,  evanescenze,
un  granello che divide le rovine delle stelle.
Inflessibile e cupa la monotonia
è leggero sussurro, descrive desideri
nel chiederti lo sguardo imbronciato,
ogni tuo mutamento raffigura le rughe
che rimarranno così per conservare distanze.

Antonio Spagnuolo

 

* *


In memoria di Elena
.
Anche l’ultimo abbraccio costringe il mio sguardo
a ricordi.
Nel vuoto l’inizio di una notte
che disperda , violenta, il tuo sguardo,
il tuo sguardo fisso alle mie labbra sbiancate.         .
Ritrovare il vortice del respiro affannoso:
in pochi istanti
lasci carezze sgomente per me che mi annebbio.
La casa era tutta tua , è tutta tua ancora ,
anche nella tua assenza inaspettata,
ed io disperdo le mie mani
tra i ninnoli che non hanno più valore.
Timidamente il polso, per quelle tue aritmie
che hanno sospeso a tratti il mio affanno,
quelle aritmie improvvise che hanno atterrito
tutta la poesia della nostra vita,
di tutta questa vita che hai donato al mio incanto,
rincorre il battito nell’illusione di riaccendere.
Dove ritrovo quei  tuffi spensierati di fanciulla,
spettinata al vento capriccioso delle onde,
il piede leggero nel roseo incantamento della corsa.
Dove ripeto inattesi luccichii del tuo sorriso
ancora teneramente ingenuo nella ricerca
di risposte impossibili.
La mia carne ormai è lacerata ,
perché fra le mie braccia hai interrotto il rantolo,
e le palpebre hanno lasciato un sottile riverbero.
Ora ho deposto anche Dio nella bocca
per non bestemmiare,
persecuzione angosciosa chiusa nel cerchio
a sradicare memorie.

Antonio Spagnuolo

 

**

Antonio Spagnuolo  è nato a Napoli, dove vive, il 21 luglio 1931. Poeta e saggista , è specialista in chirurgia vascolare presso l’Università Federico II di Napoli .
Si è dedicato sin dal 1953 alla ricerca poetica con riscontri critici di notevole interesse.
Redattore negli anni 1957-1959  della rivista “Realtà” (diretta da Lionello Fiumi e Aldo Capasso ), ha fondato e diretto negli anni 1959-1961 il mensile di lettere e arti “Prospettive letterarie”. Condirettore della rivista Iride negli anni 1975, fondatore e condirettore della rassegna “Prospettive Culturali” negli anni 1976-1980, ha fatto parte della redazione del periodico “Oltranza” negli anni 1993-1994. Nel 2007 ha realizzato la Antologia di poeti contemporanei “Da Napoli/verso” (Editore Kairòs), presentando giovani autori al fianco di una scelta schiera di storicizzati, e l’antologia “Frammenti imprevisti” (Editore Kairòs 2011) . Premiato più volte. -
Presente in numerose mostre di poesia visiva nazionali e internazionali , inserito in molte antologie ,
collabora a periodici e riviste di varia cultura :  Altri termini -   Hebenon – Capoverso -  Il Cobold  -Incroci -  Issimo – la Mosca -  l'immaginazione - l'involucro -l'Ortica - lo stato delle cose - Mito - Offerta speciale - Oltranza -   Poiesis  - Polimnia -   Porto Franco - Terra del fuoco  -   Attualmente dirige la collana "le parole della Sybilla" per Kairòs editore e la rassegna ”poetrydream” in internet  .  
Nel volume "Ritmi del lontano presente" Massimo Pamio prende in esame le sue opere edite tra il 1974 e il 1990 .
Plinio Perilli con il saggio “Come l’ombra di una  nuvola sull’acqua” (Ed. Kairòs 2007) rivisita gli ultimi volumi pubblicati fra il 2001 e il 2007.
Tradotto in francese , inglese , greco moderno , iugoslavo , spagnolo .
Ha pubblicato :
* I volumi di poesia :
"Ore del tempo perduto"  - Intelisano - Milano 1953
"Rintocchi nel cielo" - Ofiria - Firenze 1954
"Erba sul muro" - Iride - Napoli 1965 - prefaz. G. Salveti
"Poesie 74" - SEN  Napoli  1974 - prefaz. Dom. Rea
"Affinità imperfette" - SEN  Napoli  1978 - prefaz. M. Stefanile
"I diritti senza nome" - SEN  Napoli  1978 - prefaz. M. Grillandi
"Angolo artificiale" - SEN  Napoli 1979
"Graffito controluce" - SEN Napoli 1980 - prefaz. G. Raboni
"Ingresso bianco" - Glaux Napoli 1983
"Le stanze" - Glaux  Napoli 1983 - prefaz. C. Ruggiero
"Fogli dal calendario" - Tam-Tam   Reggio Emilia 1984 - prefaz. G.B. Nazzaro
"Candida" - Guida  Napoli 1985  - prefaz. M. Pomilio  (Premio Adelfia 85 e Stefanile 86)
"Dieci poesie d'amore e una prova d'autore" - Altri Termini . Napoli - 1987 (Premio Venezia 87)
"Infibul/azione" -  Hetea - Alatri 1988
"Il tempo scalzato" - All'antico mercato saraceno - Treviso 1989
"L'intimo piacere di svestirsi" - L'Assedio della poesia - Napoli 1992
"Il gesto - le camelie" - All'antico mercato Saraceno - Treviso 1992  (Premio Spallicci 91)
"Dietro il restauro"  - Ripostes - Salerno 1993  (Premio Minturnae  93)
"Attese" - Porto Franco - Taranto 1994 - illustrazioni di Aligi Sassu
"Inedito 95" inserito nell'antologia di Giuliano Manacorda "Disordinate convivenze -
                        ediz. L'assedio della poesia - Napoli - 1996.
"Io ti inseguirò"  (venticinque poesie intorno alla Croce) - Luciano Editore - Na – 1999
“Rapinando alfabeti” – pref. Plinio Perilli – - l’assedio della poesia - Napoli 2001 –
“Corruptions” – Gradiva Pubblications – New York . 2004 (trad. Luigi Bonaffini)
“Per lembi” – Manni editori – Lecce  2004 (Premio speciale della Giuria – Astrolabio 2005, Premio      Saturo d’argento 2006)
“Fugacità del tempo” (prefaz. Gilberto Finzi) – Ed. Lietocolle – Faloppio 2007 –
“Ultime chimere” – L’arcafelice – 2008
“Fratture da comporre” – ed. Kairòs –Napoli – 2009
“Frammenti imprevisti” – (Antologia della poesia contemporanea) ed. Kairòs – Napoli – 2011
“Misure del timore” – dai volumi 1985/2010 – Ed. Kairòs – Napoli – 2011-
* I volumi in prosa :
"Monica ed altri"- racconti  - SEN  Napoli - 1980
"Pausa di sghembo" - romanzo - Ripostes - Salerno 1994
“Un sogno nel bagaglio” – romanzo – Manni ed. Lecce – 2006
“La mia amica Morèl” – racconti – Kairòs – Napoli 2008

* I volumi per il teatro :
"Il cofanetto" - due atti -  L'assedio della poesia - Napoli 1995
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Di lui hanno scritto numerosi autori fra i quali A. Asor Rosa che lo ospita nel suo "Dizionario della letteratura italiana del novecento" e nella “Letteratura italiana” edizioni Einaudi , Carmine Di Biase nel volume "La letteratura come valore", Matteo d'Ambrosio nel volume "La poesia a Napoli dal 1940 al 1987", Gio Ferri nei volumi "La ragione poetica" e "Forme barocche della poesia contemporanea",  Stefano Lanuzza nel volume "Lo sparviero sul pugno",  Felice Piemontese nel volume "Autodizionario degli scrittori italiani" , Corrado Ruggiero nel volume "Verso dove", Alberto Cappi nel volume "In atto di poesia", Ettore Bonessio di Terzet nel volume "Genova-Napoli due capitali della poesia", Dante Maffia nel volume “La poesia italiana verso il nuovo millennio”, Sandro Montalto in “Forme concrete della poesia contemporanea” e “Compendio di eresia”, Ciro Vitiello nel volume “Antologia della poesia italiana contemporanea”, Carlo Di Lieto in “La bella afasia” , oltre a M.Lunetta, G. Manacorda , Gian Battista Nazzaro , G. Panella, Ugo Piscopo, G. Raboni ,  e molti altri .


Antonio Spagnuolo –
Via G. Paisiello  19
80128 – Napoli
Telefono : 081.7702471 -
spagnuoloantonio@hotmail.com 

 

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POESIE DI RAFFAELE PIAZZA

 

Dedica

Ad Alessia

 

Ascoltami, Alessia, nell’aria

inazzurrata dal volo di cieli

a sovrapporsi, carta velina

o pagine di un libro di poesia 

avviene ancora vita, se era

esistere nuotando,  saetta o freccia,

tu adolescente nei jeans stretti

sdruciti al punto giusto,

e la maglia rosa fucsia che

ancora ti accompagna

nel suo afrore. per mattini di gioia

al bar con Giovanni

dopo liquidità di bacio.

 

Stupore a  poco a poco presentito,

nel vibrare di un tempo altro,

vacanza a Ischia nel 2010 se

tra pagine archiviate di diari,

con pastello rosso carico o incerta

grafia, uscisti dove ci sono le

stelle a respirare l’aria carica

di fiori:

 

da nominare, non ne conosci la

classificazione: allo specchio ti guardi

sei bella e tutto il mondo fuori,

grano dei capelli, azzurro

limpido occhi che a poco a poco

nel disanimarsi delle forze

nella sera ritrovano intensità,

come se dopo l’esame di italiano-due

superato fosse accaduta una storia

da raccontare bella: trenta e lode

e viaggio ad Assisi con l’amato.

 

Alessia, colei che protegge,

ascoltami nel dedicarti il mio

tempo migliore, a dire di te

poi in presagi di gioia ti penso

nella festa a casa dell’amica

farsi parola.

 

Raffaele Piazza

 

 

 

Alessia e il 2012

 

 

Ha preso nella mano sinistra il cielo

di Natale, Alessia rosso vestita per giocare

alla vita (attimi di limbo a scendere nel

freddo azzurro dell’anima di vetro).

Sono venuti tutti gli amici e a guidarli

in esatta teoria Giovanni. Segna sul diario

i desideri, ragazza Alessia (matrimonio,

una casa per due, un bambino, un lavoro).

 

Sono accadute molte cose nel 2011

(la licenza liceale allo scientifico,

la vacanza all’Albergo degli Angeli,

i vestiti acquistati, i regali fatti e ricevuti).

 

Ancora un attimo di redenzione ad ogni passo

nel piacere nel letto con Giovanni

fino al liquido orgasmo ad azzerarla.

 

A poco a poco dal diafano visore di finestra

un nuovo albeggiare e ci sarà raccolto,

il centuplo oltre la marina dei desideri infiniti

 

e poi ad eclissarsi Alessia nel sonno e nel

sogno (ha sognato Dio a sorriderle). Tra

dimenticati libri letti si squaderna aurorale

vita sul Mare Mediterraneo e ha acceso

una candela sul suo bordo dedicata alla Madonna

 

a perdonarle una vita.

 

 

A poco a poco ad iridarsi gli occhi di Alessia

in una conca d’arancia di tramonto, brilla l’azzurro

delle sclere e così esiste ragazza Alessia,

negli attimi disseminati su fertile terreno per

evocarne azioni ad ogni passo di ragazza,

sedici anni contati come semi. Sono venute

per redenzioni molte cose dal cielo, acque buone

a bagnare le piantine di fragola sul balcone coltivate

con pazienza degli occhi e della mente.

 

Quello che vuole è Giovanni e basta amato

croccante e fedele per inventare nel 2012,

altre posizioni per il sesso e altre strategie d’Amore.

 

 

Raffaele Piazza 

 

 

 

Alessia verso l’Epifania

 

 

Il sei gennaio di Alessia

trepida nel freddo dell’aria,

e sta infinitamente nella camera

ad angolo con il tempo,

Alessia nel tendere alla calza

dei doni delle amiche e di Giovanni

e ad ogni passo guarigioni

oltre le lastre del mare polito

Mediterraneo aurorale

per i giochi d’amore e fortuna

con Giovanni, Epifania ad

accadere di sempre, chiaro mattino

del tempo della vita a tendere

al sentiero di Bellezza.

E’ il 1984, scivola l’auto

nel Parco Virgiliano e ci sarà

raccolto.

 

Raffaele Piazza   

 

*

 

 

Alessia e San Valentino 2011

 

 

 

Dono nel pacchetto rosa con nastro

azzurro nel delinearsi di serica sera

nel tempo di San Valentino. Il mattinale

anelito dell’aria si è mutato in rarefatta

fredda aria serale. Vengono gruppi di

ragazze e ragazzi ad amarsi in un filo

di brina di febbraio: forse vorrebbe

neve Alessia nell’incamminarsi

nel folto della storia e sta infinitamente

il dono della felicità presa per mano,

la conchiglia che Giovanni le ha

donato, spendendo tutti i suoi

risparmi. Mediterraneo sembiante,

con di luna piena dischetto a specchiarsi

nelle cose nuove e ci sarà raccolto.

E’ il 2011, fanno l’amore nella 127 bianca,

sente Alessia un niveo gabbiano dire:

attenzione!!!!

 

Raffaele Piazza

 

*

 

 

Alessia e il gattino

 

 

Sera di aria tersa pari a fuoco

rosso sui fienili di una campagna

fresca di novembre di Alessia

a riscaldare il freddo delle

mani. Sul sentiero lastricato

gelido sulla pelle entra in scena

la vita nel roseto ad emergerne

plastiche con movenze il gattino

Ned, al colmo della gioia nelle

fusa per Alessia in grigio pelo

veloce nella sera serrata in attimi

di prima cometa per la vita.

Fiume azzurro a fluire freddo

nella trasparenza dell’aria a tendere

il tempo in trame fugaci

di tramonti nel fossile tempo

di una storia bella, pari a conchiglia.

 

 

Raffaele Piazza 

 

*

 

 

Alessia verso l’Epifania

 

 

 

Il sei gennaio di Alessia

trepida nel freddo dell’aria,

e sta infinitamente nella camera

ad angolo con il tempo,

Alessia nel tendere alla calza

dei doni delle amiche e di Giovanni

e ad ogni passo guarigioni

oltre le lastre del mare polito

Mediterraneo aurorale

per i giochi d’amore e fortuna

con Giovanni, Epifania ad

accadere di sempre, chiaro mattino

del tempo della vita a tendere

al sentiero di Bellezza.

E’ il 1984, scivola l’auto

nel Parco Virgiliano e ci sarà

raccolto.

 

Raffaele Piazza 

 

*

 

 

Alessia nei diari

 

 

 

Poi evanescente luminosità

sulle cose di sempre

ad angolo con il mondo,

materica luce ad accadere

sul libro di poesia di Sylvia Plath,

pari a segnacolo o amuleto

tra i greti e i segreti della vita

fino al loro lago dove intravista

trota. E poi nel navigarlo

con la barchetta un giorno

d’aprile, il più bello dei mesi,

per trascriverne nel diario

ogni attimo. Alessia la bella

in quell’emergere del volto

campito nel grano dei capelli,

come in quel quadro della

Maddalena visto nel viaggio

In Francia due mesi prima.

 

E’ il diario dei giorni piovuto

come grandine su tegole inazzurrate

smarrite le parole e l’essenza

ad accadere in tersa armonia

di epifanie di amniotica

pioggia sul corpo di Alessia

e sta infinitamente e accade la

vita a inalvearsi tra le cose di sempre

e sta e trascolora in vana materia

o verità di esatta trasparenza

e guarigione.

 

Siano nel 1984 attraversa l’auto

la strada inanellata dalle luci

si ferma: bacio, attimo, vita

telefonata l’ostacolo il bianco

del cavallo a saltarlo nel maneggio.

 

 

Raffaele Piazza

 

*

 

 

Giugno 2013

 

 

 

Pare essersi natura modificata

in questo giugno consecutivo.

Fresco a pervadere di Alessia

pelle e cellule, nella conca di

tramonto al Parco Virgiliano.

E’ venuta con sua figlia, Alessia,

azzurra carrozzina sul farsi

del sembiante delle cose di

sempre, Alessia 16 anni, contati

come semi, baby mather    

per giocare a fare la mamma

in gioia fiorevole al colmo

della grazia con Giovanni,

marito ragazzo a tendersi

nell’arco dell’azzurra gioia.

 

Poi fiorevole incantesimo

sulle cose del mondo,

l’anno, il posto, l’ora, la città

trasparente del bene e del

male, nell’intravedersi in serica

terrena armonia una nuvola

grandiosa a fare ombra negli

occhi di Veronica, nello

scrutare attenta il senso

delle cose, la rosa necessaria,

in limine con il tempo.

 

Pare essersi modificata natura,

fiorevole giugno ai lieti colli

dell’anima nell’agglutinarsi

a verde scoperta di Alessia – madre

oltre la chiave della nebbia.

 

Fluviale essenza sul greto delle cose.

Scorre acqua azzurra di freddo

dove tutta accade una vita, la

fontana del Parco Virgiliano

tra strenne fantastiche nel volo

del candore dei gabbiani,

dove era già stata ragazza Alessia

con la figlia.

 

Spargono un velo di chiarore le rondini

di platino, sorriso di Alessia negli occhi

di Giovanni, in chiara scansione

della luce.

 

 

Raffaele Piazza

 

*

 

Del mio tempo il senso

A Felice Serino

 

 

Ascoltami, Felice, esiste

una forma che sgretola

le cose, entra ossigeno

nel sangue ed è la poesia.

Dove tu sei ancorato

ad un computer per emergere

dalla chiave della

nebbia, immagino la città

di te da me visitata nel 1984.

Dove accade la vita ed è la

Vergine a prendermi per mano

sotto il Manto, gioisco e

trasalgo per mio figlio

amato e non voluto diciottenne.

Calma estiva nelle mattine

di pace occidentale nella sua

per economia differenziandosi

essenza,

da quella dell’Africa Centrale,

la morte dei bambini neri.

Presagi di gioia, Felice, dopo

le visite rarefatte alle librerie

e alle farmacie e i libri letti,

lo squillo del telefono,

la voce degli amici e

bere il vino rosso per redenzioni.

Parlano i pini del Parco Virgiliano

e un messaggio giuntomi per e-mail

da sorgiva ragazza, dice che

le sono piaciute molto le mie poesie

sul sito di Felice Serino.

Pasolini e Dario Bellezza

vegliano, maledetti angeli.

Mio figlio guida l’auto con

sicurezza, padre gioioso, ho spiato

il suo diario dove ha scritto

sei una ragazza affascinante

verresti a cena con me?

Ieri succhiava dalla tetta.

 

Alessia, perdonami una vita!!!

 

Raffaele Piazza

 

 

***

 

 

Nota biografica di Raffaele Piazza 

 

 

Raffaele Piazza- Napoli 22/12/1963- Ha pubblicato Luoghi visibili (1993)- La sete della favola (1996,)  Sul bordo della rosa (1998). e Del sognato, 2009.  Ha vinto numerosi premi in concorsi di poesia. E’ redattore  di Vico Acitillo 124 Poetry Wave..  E’ collaboratore del Il Mattino di Napoli alla cultura. Ha pubblicato su numerose riviste letterarie, tra le quali Anterem, Gradiva, Fermenti, La Mosca di  Milano, Tracce, Arenaria, Grafie;.  è inserito in molte antologie. E’ curatore dell’antologia Parole in circuito (Fermenti 2010). Ha partecipato a letture di poesia a Napoli 

 

 

 

 

GIORDANO GENGHINI

DA “LA VETRATA NERA”


Certo lo so mentre si fa vicino
dice il vecchio bambino
mi divorano il corpo e poi la testa
il bambino lo dice lo ripete
si siede
dice ho sete
certo
poi la testa lui dice
nascono funghi in resti di pensieri
che divorano involucri
di lunghi
sguardi bianchi
di grigia spugna
e di grida
certo ripete poi ridendo forte
con gli occhi ciechi pieni di paura
è soltanto un involucro
spugna grigia e nient’altro
così ripete ho sete e grida e beve
e ha sete ancora - io vedo nella neve
candida pura prima della pioggia
che in grigio fango
affonda e affoga volti e cose belle
che le scioglie e in poltiglia fa le stelle
e un grido ripercorre i corridoi
il grido della notte che sta male
ma non muore - legata
al letto di ospedale
e al cervello spaccato ed al suo cuore.

 


* *

ORA LE TEMPIE
(VARIAZIONE DA “RITORNI”)

Ora le tempie sfiorano del tempo
stormi di luci
e il mondo tace, ed ora il volto intende
un ventar d’ali, ed al bianco chiarore
densi rami offre al volo
l’albero della pace: e di polito
argento ricamata alba riluce
ed ornano la notte
nubi di seta e d’oro. L’universo
s’apre fiorito in musica e infinite
forgia forme
di resina forbita, ed aria, e labili
orditi di gemmate filigrane
e di azzurri velami, e oltre la soglia
invisibile si apre e corpi schiude
fra lievi tracce. Dorme
forse, stesa sul dorso fra le viole
l’ombra abbracciata al sole
e dita brune e foglie e aiuole e orme
e germogli di canti
si aprono in noi, donandoci monili
di lune e voli e scale e foglie e giri
- labbra e sorrisi, e incanti di respiri.

 


* *

DA “LA VETRATA NERA”
(Sez. 17.)


Forse è domenica - forse è ancora maggio
verso il sorteggio
è pronta l’urna letto fra le sbarre
verso le cifre bizzarre
oltre i sentieri antichi e l’erba nuova
oltre lontane grida di corvi
oltre steli che tremano nel vento
l’urlo nel corridoio è forte ora
e nel cortile dell’ospedale
niente più pezzi di rami
amianto sbriciolato come squame
di pesce grigio
più nessuno lavora non c’è gente
la vetrata nera
ricopre la città il cielo le forme
quella vetrata nera enorme taglio
nel ponte nel cervello l’osso il cranio
che divide la mente
di un albero tagliato resta il segno
vuoto e un ascia lasciata dentro il legno
morto e la traccia delle orme ed il sonno
e il niente - tutto è spento
e un ragno pende dal filo nel vento.

 

* *

LA NAVE

Tracce di mani, vortici di volti
sulla nave che salpa. Nella sera
fluttua nelle acque fra velami folti
e funi: e la sua antica prora nera

si getta nella rete di onde, e i molti
profili avvolge la nebbia leggera
spinta dal vento, e strisciano dissolti
nastri di nubi sulla tolda intera

fra folate possenti. Ma il gigante
al timone è nell’antro d’aria, e tace:
curvo, e immobile, e stanco, e vecchio, e solo.

Le luci delle case sono spente
e la città nel cielo avvolta giace.
Il capitano guarda verso il molo.

* *

RISVEGLIO

Nei suoi sogni
ha camminato parlando
con edere e pietre e venti.
Nei suoi sogni
ha cambiato il mondo
con l’ultima giusta guerra
finché la terra
non è diventata il cielo.
Ora è sveglio e la sua città
dorme dopo quel sanguinoso
giorno violento e strano
- è sveglio, e la sua mano
trascrive i suoi sogni, piano:
quei sogni che ricorda ancora
ma lontano,ormai troppo lontano.

 


* *

NUOVI RITORNI
[Settembre 2012]

1

Forse ricordi. Tracce delle forme,
rintocchi neri di cose svanite
tra cieli e orme: e rivedo rincorse
e forse abbracci giovani fra voci
e luci e volti oltre i neri confini
del tempo, e bianchi tramonti fra nevi
dissolte, e tocchi lievi e volti e gente.
Oppure, tutto è solo umano niente.

*

2

Ricordo sguardi e mani e ancora appare
il paese - e la tua voce di mare
e il sorriso e le onde e il sole e il viso
da amare - e le tue dita mi attraversano
e il soffio folto dei respiri ascolto
e pelle d’aria e sussurri, e si perde
la parvenza dei palpiti - e ogni muro
scompare, ed il tuo corpo è un fiore puro
dissolto, e rispecchiato in acqua il volto
sento accanto, nel cielo capovolto.

 

 


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FRANCESCO MAROTTA

 

Da Il Verbo dei Silenzi, Edizioni del Leone, 1991

.


TRA PUPILLA E LINGUA

 

Il giorno trascorre negli occhi
le sue ore in fiamme.
Muto groviglio in maschere di carne.
Rito che polvere d'incendio solidifica
dove ferita a sangue la parola cede.
Non si fa memoria.

*

 

Erosa da infinità di fuoco
la pietra che canto.
Soglia dove si addensa un grido.
Alfabeti franati l'alba raccoglie
nei suoi silenzi di luce.
Segni di febbre
sull'unico specchio scampato
all'incendio del buio.
La memoria talvolta si illumina
di queste fragili voci
gemmate da un vagare di sabbia.

*

 

Parole di sale
sulla pietra silenziosa dei giorni.
Un canto che muove la risacca
tra onde seminate di spume.
Tra chiarori incerti.
Qui dove un verso
è quanto del tempo vive
all'insaputa del buio
(un fiore di albe bruciate
plasmato nella creta di echi
assenti)
inventare lumi di condanna.
La fiamma è voce in cerca di dimora.
Oscuro accento che curva le mappe
di rotte indecifrabili.

*

 

Colori di sillabe
incrinate da risacche di vento.
Anche il mare si nutre di fioriture assenti.
Ritorna al luogo d'origine
l'onda che sussurra
pietrificata nell'eco
come fiamma di voli ormai spenti.
La parola è aria indurita nei fondali.

*

 

Schegge di vita
nei libri bruciati.
Spargo semi di cenere al suolo
per avere occhi che sentono.
Labbra che vedono.
A ombre appena calate
ritirerò le mani dal fuoco.

*

 

Febbre sottile della metamorfosi.
Accesa sul confine
che tra pupilla e lingua
ricorda l'età corrosa
ramificata in circoli di fiamma.
Il lampo è sorgente di ferita.
Parola che si oscura
se nominando il mondo
alle cose rivelate
ha già bruciato il volto più segreto.

*

 

Il tempo dove dimorano grida
è costellato di luci
assediate di silenzio.
In quel grumo di lampi tormentati
di stelle erranti per orbite ignote
costringi gli occhi
a colmare l'aria usurpata
affinché si spandano
a predare di immagini
la bianca superficie della morte.

.


NELLA LUCE ASSENTE

 

Ad ogni alba il giorno
tira a sorte la strada
dove trascinerà il suo canto.
Ogni altro sentiero è fonte inespressa.
La morte vi attinge le sue sabbie.
Madre del dono silenzioso della sete.

*

 

Mutati in memorie d'alberi
(anche l'ultima luce dirada
in arabeschi d'ombra
sui nostri volti spariti al giorno)
dimoriamo un tempo che agita
cadenze di ferita
florescenze di voci
appassite sul confine della sera.
Qui le stagioni avvampano
in pozzanghere di torba
come lingue sabbiose senza futuro
e a nulla serve chiamarle ancora
con nomi smessi di pollini o maree
fingere cronache di equinozio
in voli disegnati dalla cenere.
Sono già pietre e arsura.
Nessuna immagine mette più radici
in terre di occhi disabitati.

*

 

Laguna di foglie
sbrinate per annegare negli occhi.
Luce che si scuote
nel vetro franto di specchi senza volto.
E' primavera anche questa
prateria di cemento
che strappa un grido alla gemma rinata
e accende le strade
all'aroma innaturale dell'attesa.
Un deserto profumato
schiarito per la liturgia del vuoto.

*

 

Liberata dal gelo delle nostre mani
la terra fiorisce in un rovo
lacrime mutate in sillabe di spuma
echi di un mondo intravisto
con pupille di radici.
I suoi occhi navigano profili d'acqua.
Sorpresi come gabbiani
al rompere dell'alba.

*

 

Alberi d'asfalto
assorti in un migrare di canali.
Costeggiano luci di pietra.
Dimore votate alla sabbia
dove gli uccelli si ammassano
in presagi d'acqua.
Schegge di lingue tagliate
nel cielo sepolto da un coro
che si spegne
da un presente di strade notturne
senza storia.
A questa piaga di liquidi inermi
corre la sete dei giorni
in lampi di alfabeto rovesciato.

*

 

Di tanti giorni fuoco rimane.
Sabbia.
Approdo di corpi accampati
nelle penombre impossibili
di stelle che si succedono
che in noi si infrangono
– nella luce assente
che la memoria respira
dilatando spazi di frammenti
alimentando schegge di parole.
Con ritagli di volti nella voce
gridiamo contro cieli lapidati.

*

 

Non maturano stagioni
su strade rischiarate di ferite
in questa luce di occhi mutilati
perduti nel sonno di isole profonde.
Solo notti che annotano memorie
in registri di catrame
accenti immensi da reggere
per una lingua che ha smarrito
l'antica sapienza di creare
di dare un nome
coniugare un fiore.
La parola che si iridava
come una gemma a rimembranze d'acqua
guizza oggi arida di polvere
consumata dai sogni di una fiamma.
Trasparenze d'incendio
nella sua danza immobile di ramo
che si protende verso fiumi vuoti.

*

 

Radici in precario equilibrio
dolenti come un profumo
di cui ignoriamo la fonte.
Così nel tempo le nostre voci al passo
(ormai del tutto spoglie
trasparenti
mute)
si allontanano da noi e ci dimorano.
Fedeli come onde
contro la rena che eternamente migra.
Varchiamo soglie
come chi salpa verso la sua ombra.
Gli anni segnati per misurare il vento.
Inconsapevoli ponti sull'abisso.
Sui nostri volti
nemmeno le maschere riposano.

*

 

Strade seminate di pietre.
Mappe immutabili di voci naufragate.
Rende muto il labbro
la pupilla arata da visioni di abbandono.
Vi leggeremo il cammino di un dono.
La terra che si risveglia
esercitata alla libertà di un grido.


dal blog spaziozero

 


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GIORDANO GENGHINI

 

 

 

Da "RITORNI"

 

14. 

 

Vedi? l’angelo ride soavemente

invisibile, in volo, fra ombre lente

e decori, e fra sparsi 

fragili intarsi di colori e verde

il suo riso si svela e si disperde

nel viso tenue, oltre galassie di anni

e cieli, e sola è l’isola, nel solo

luogo vero presente, ora: il tuo volto

nel mare della mente. E ancora, piano

piano, la mano mi conduce: ancora

salvo, nell’aria candida, oltre il vento

strano d’oro celeste

seguo la veste di seta e di argento

e la porta che si apre nella luce

mùsica della voce: e nel respiro

calmo, ti sento. 

 

 

*

 

23. 

 

Il gigante seduto: nella sera 

stormi di luci fra le guglie grigie

della stanza, e silenzi

dentro l’ombra, nascosti,

e sguardi e suoni e falsi cerchi d’oro

tra siepi di velluto. Like a bird

on the wire… Tace, ascolta, è fermo, è solo

il gigante, di spalle: oltre le bigie

nubi, intricate tracce di rumore

in frante risonanze. 

E dischiude una mano il lento volo

oltre le tende e il tempo, a oggetti e spazi

confusi da pareti. E in lontananza

controluce, il gigante

visto di spalle, è solo, è vecchio. Obliqui

nella curva penombra, oltre lo specchio,

segni: immagini, forse, di un istante

presente, che non muta, o forse nera

nebbia distante.

 

 

*

 

28. 

 

Voglio restare accanto a te. Non voglio

perdermi in urto giallo

ai margini del cielo di cristallo

spezzato. Voglio toccarti le mani

e la voce, ed il volto, ora, domani:

e azzurro prato di tessuto fine

copre la vita mentre andiamo, insieme,

fra grida di battaglie sul confine.

Sarà forse domani. Dalla sera

si schiude un’altra notte: ora riposa

lo stormo inquieto di forme e di mani

che irrompono nel volto, cancellando

i ricami dell’alito e le orme

della luce. Mi resti accanto, e ascolto

le lucciole del cielo, le alte stelle

e le bianche acque calme, e ascolto il vento

ma è terra il corpo e trema, argilla nuda:

è cava tartaruga il tempo, e dorme

fra rondini di carta nostro figlio.

Mancano mille anni al nuovo giorno

e un miliardo di secoli al ritorno

dall’esilio.

 

*

 

 

38. 

INCONTRO

 

Incontro. Passi di vento e di seta

presso la fonte, oltre la voce stanca

nella luce decisa, oltre la riva

di neve bianca: sosta, assente gesto.

E lui sa che sei qui: fragile, chiara

come l’acqua del monte

nell’erba breve ti attende, non visto.

Presto verrà, nella deserta fonte

fra i sassi ed il roveto:

sento il sussurro dei passi, segreto.

La sua gioia è la mia: voi siete insieme

fra passeri di cielo ed arpe calme

d’acqua viva. Non hai ali, ma voli 

con lui, e la tua anima è leggera

ed è stupita, nella sera verde

svanita, che primavera disperde.

Siete scomparsi, oltre i sassi e la chiara 

ombra dei passi, passando le porte 

che un soffio d’oro ora chiude. La morte

con il suo flauto chiama la lucente 

notte del niente. E di voi resta un vento

assopito, di immagini: presente

nella pianura d’erbe della mente.