Tiziana Mignosa

Obbedendo al misterioso richiamo della bellezza


alla mia destra trovo un varco
-non d'uscita-
ma di respiro

Intensi attimi d'incanto
che il mio piacere nutrono d'un fiato
e intanto mi soffermo
a giocare coll'idea
di quanto generoso sia il desiderio
quando isole di cristallina acqua
sugli aridi deserti d'improvviso reca

E per un istante
sulla fantasia del dolce bacio
la catena sciolgo
e dal palo dell'incertezza
dove da sempre m'incateno
m'allontano

Ma l'acqua
non è mai la stessa
a volte nutre e altre non disseta
e spesso è grigio assolo
che stenta a mantenermi a galla nell'attesa

Inaspettato gusto
di sponde e desideri che si sfiorano
sorrisi a cuori e fiori
che intorno a me il rumore tacciono
mentre mi lascio fluttuare
sui sentieri verdi dell'incanto

Il misterioso potere che la bellezza emana
mi guida su una terra ignota
-che mi attrae-

tiziana mignosa
gennaio duemilatredici





Una poesia di Fernanda Ferraresso

aveva barbe lunghissime
la notte  stanotte
e bargigli di luci insopportabili
il corpo della storia a pezzi lungo un fiume di fiamme
e la memoria come profondissime incisioni nella roccia
sulla superficie ruvida del volto degli uomini
niente aveva più un posto preciso
la lingua era un involucro vuoto
e la parola un frantoio senza  macine di pietra
si era sedimentato il mondo
tutto era residuo dentro un minuscolo
guscio di voce

*

le mura mi ricordo
gli odori rinchiusi
oltre le porte le chiese sature di incenso e fiumi
fiumane di odori
per le strade  di portici in corsa

erano scritture di un periplo lucente
l'oro delle mie giornate

da cui fu tolta giorno dopo giorno luce e
una guerra un poco per volta scoperta
dentro lo scorrere del tempo e lungo  il  filo
teso dalla Moira s'insediò dentro la pietra delle ossa
mutando la mia mente e la mia sorte.

Vinse alla fine  il nome della morte
senza gloria  e oscura cresceva come l'erba di ogni prato
l'orma di ogni passo.

*

chi sa

se si ferma sotto le nuvole o dentro
quei morbidi covoni di nebbia  negli alti accumuli di pioggia
non ancora seminatasi in terra
si spoglia    cedendo al vento ogni meraviglia
perché forse è così che poi
la parola perduta si ritrova e disegna
i prati con tutti i suoi pastelli e nel mortaio delle voci
caricando i pestelli dell'aria ingiallisce le foglie
incenerisce noi   con i suoi draghi e le  locuste
su tutto fa cadere la neve in tocchi di bianco ogni cosa sbranando
ogni cosa cancellando.
Chi sa se invece è come gli uccelli e si fa il nido sui rami più alti e poi
migrando in altra terra depone le sue uova sopra la testa di chi non parla la sua lingua.
Non ancora parola ma guscio di un calcare uguale all'osso
detta a ciascuno qualcosa e già dentro la bocca
lenisce del suo olio o ferisce di punta quel suo buio in chiaro
per troppa esibizione    per non mancare che di rado la sua preda.

.

fernanda ferraresso


Ho il piacere e l'onore di ospitare sul mio sito Antonio Spagnuolo, con alcune poesie struggenti di straordinaria bellezza.

*

"Dal tempo degli altari"

Nessuna epifania conosce il gioco

inciso nella tua verginità.

Ti lascerò distribuire il sangue

rifiutando pensieri,

doglianze del tuo piccolo ventre

ormai più avvezzo allo scherno che ai riflessi.

Recupero occasioni rinverdite

confondendo le crepe del passato

e a doppia fonte, ora piena, o triste,

spacco le mie giornate senza agganci.

Dal tempo degli altari

denudavo le lampade

nel perimetro corto delle pene,

lentamente alle braccia ora scolora

la strada senza un fine, tra le congiunzioni

di una fragile bacheca.

sguscio l'enigma, distacco rifugi, che la mia mente

tra ombre e agguati scintilla

per ritrovarti ancora dove le offerte

lanciano sottintesi ,

non riesco a distinguere pallori,

rivedo l'orrida trasparenza della noia

dove lo sforzo è inutile, gesticolando

o s'incastra tra i cristalli della nonna

il filo della tua scommessa.

Antonio Spagnuolo

*

"Illusione"

Anche il trillo del vuoto è un'illusione

di altri tempi e guizzi, ultima frattura

a scaglie di ripetizioni,

belva semiaperta a mutamenti.

Il mio urlo ha l'intreccio

delle tinte roventi, delle attese,

ed ecco che le arterie inceppano

per la sclerosi - agguato,

filiere disperate

secondo impasti che fan conto del sempre,

nel crepitio dei fiotti d'ombra,

insistono gli abbracci per fondere il cerchio,

là dove ancora sembra intatta

la punta del pensiero giovanile,

dove era scritto che la carne in discesa

maliziosamente rimetteva il verso giusto

condividendo il medesimo guizzo

delle incisioni.

Salva le immagini delle matrici

per l'endotelio che aggruma lipemie

secondo errori piccolo borghesi.

Ad incastonare cristalli sogno di essere altrove

avvolgendo la vampa come frusta di luna

sotto gli stridii dei gabbiani

cambiando senza fine le rese del miracolo.

Antonio Spagnuolo

**

" Febbre"

- Ora strappi le frange della febbre

tra corde irraggiungibili e l'arsura

dei ricordi , malinconie

condotte tra i miei giorni incompiuti.

Così le inezie scalcinate ove il divano

ed il cerchio di noi stessi ondeggia

deformando le dita.

Ecco i bagliori continuano a momenti.

Quel giro preferito, ben disposto a silenzi,

mormora sottintesi  alle nebbie.

Piegato allo specchio

come un ladro offro bicchieri

per custodire tristezze,

figure deformate mi travolgono

e non comprendo cosa mai circonda la mia casa

nel vortice dei giorni che costringono

al pianto, uno scherzo sprecato.

Mentre la rabbia ripercuote e riaffiora

l'antica solitudine, sommessa,

l'oscura implacabile favola

che penetra ogni mattina nelle maglie

di immagini passate, è l'irrazionale

esperimento che attanaglia.

Antonio Spagnuolo

**

"Batticuore"

Occultavo leggende tra gli umori:

quei gesti, quel tremore , quei furori,

quel teatro di ombre ripetute,

un prodigio che esprime la mano 

fra il mare e le stradine,

ove incomincia  codice che lacera.

Io , fervore delle pupille,

dal tocco già assegnato,

cerco ferite e agguati,

distratto dalle camere fragranti.

Quando chiama  la  fionda

nel profondo è certezza di brusii,

           il batticuore che incalza

per confessare preghiere,

soltanto la memoria a rinnovare

la pigrizia della primavera.

Perfidi dubbi che svanivano

per azzardare ore,  evanescenze,

un  granello che divide le rovine delle stelle.

Inflessibile e cupa la monotonia

è leggero sussurro, descrive desideri

nel chiederti lo sguardo imbronciato,

ogni tuo mutamento raffigura le rughe

che rimarranno così per conservare distanze.

Antonio Spagnuolo

* *

In memoria di Elena

*

Anche l'ultimo abbraccio costringe il mio sguardo

a ricordi.

Nel vuoto l'inizio di una notte

che disperda , violenta, il tuo sguardo,

il tuo sguardo fisso alle mie labbra sbiancate.         .

Ritrovare il vortice del respiro affannoso:

in pochi istanti

lasci carezze sgomente per me che mi annebbio.

La casa era tutta tua , è tutta tua ancora ,

anche nella tua assenza inaspettata,

ed io disperdo le mie mani

tra i ninnoli che non hanno più valore.

Timidamente il polso, per quelle tue aritmie

che hanno sospeso a tratti il mio affanno,

quelle aritmie improvvise che hanno atterrito

tutta la poesia della nostra vita,

di tutta questa vita che hai donato al mio incanto,

rincorre il battito nell'illusione di riaccendere.

Dove ritrovo quei  tuffi spensierati di fanciulla,

spettinata al vento capriccioso delle onde,

il piede leggero nel roseo incantamento della corsa.

Dove ripeto inattesi luccichii del tuo sorriso

ancora teneramente ingenuo nella ricerca

di risposte impossibili.

La mia carne ormai è lacerata ,

perché fra le mie braccia hai interrotto il rantolo,

e le palpebre hanno lasciato un sottile riverbero.

Ora ho deposto anche Dio nella bocca

per non bestemmiare,

persecuzione angosciosa chiusa nel cerchio

a sradicare memorie.

Antonio Spagnuolo

**

Antonio Spagnuolo  è nato a Napoli, dove vive, il 21 luglio 1931. Poeta e saggista , è specialista in chirurgia vascolare presso l'Università Federico II di Napoli .

Si è dedicato sin dal 1953 alla ricerca poetica con riscontri critici di notevole interesse.

Redattore negli anni 1957-1959  della rivista "Realtà" (diretta da Lionello Fiumi e Aldo Capasso ), ha fondato e diretto negli anni 1959-1961 il mensile di lettere e arti "Prospettive letterarie". Condirettore della rivista Iride negli anni 1975, fondatore e condirettore della rassegna "Prospettive Culturali" negli anni 1976-1980, ha fatto parte della redazione del periodico "Oltranza" negli anni 1993-1994. Nel 2007 ha realizzato la Antologia di poeti contemporanei "Da Napoli/verso" (Editore Kairòs), presentando giovani autori al fianco di una scelta schiera di storicizzati, e l'antologia "Frammenti imprevisti" (Editore Kairòs 2011) . Premiato più volte. -

Presente in numerose mostre di poesia visiva nazionali e internazionali , inserito in molte antologie ,

collabora a periodici e riviste di varia cultura :  Altri termini -   Hebenon - Capoverso -  Il Cobold  -Incroci -  Issimo - la Mosca -  l'immaginazione - l'involucro -l'Ortica - lo stato delle cose - Mito - Offerta speciale - Oltranza -   Poiesis  - Polimnia -   Porto Franco - Terra del fuoco  -   Attualmente dirige la collana "le parole della Sybilla" per Kairòs editore e la rassegna "poetrydream" in internet  .   

Nel volume "Ritmi del lontano presente" Massimo Pamio prende in esame le sue opere edite tra il 1974 e il 1990 .

Plinio Perilli con il saggio "Come l'ombra di una  nuvola sull'acqua" (Ed. Kairòs 2007) rivisita gli ultimi volumi pubblicati fra il 2001 e il 2007.

Tradotto in francese , inglese , greco moderno , iugoslavo , spagnolo .

Ha pubblicato :

* I volumi di poesia :

"Ore del tempo perduto"  - Intelisano - Milano 1953

"Rintocchi nel cielo" - Ofiria - Firenze 1954

"Erba sul muro" - Iride - Napoli 1965 - prefaz. G. Salveti

"Poesie 74" - SEN  Napoli  1974 - prefaz. Dom. Rea

"Affinità imperfette" - SEN  Napoli  1978 - prefaz. M. Stefanile

"I diritti senza nome" - SEN  Napoli  1978 - prefaz. M. Grillandi

"Angolo artificiale" - SEN  Napoli 1979

"Graffito controluce" - SEN Napoli 1980 - prefaz. G. Raboni

"Ingresso bianco" - Glaux Napoli 1983

"Le stanze" - Glaux  Napoli 1983 - prefaz. C. Ruggiero

"Fogli dal calendario" - Tam-Tam   Reggio Emilia 1984 - prefaz. G.B. Nazzaro

"Candida" - Guida  Napoli 1985  - prefaz. M. Pomilio  (Premio Adelfia 85 e Stefanile 86)

"Dieci poesie d'amore e una prova d'autore" - Altri Termini . Napoli - 1987 (Premio Venezia 87)

"Infibul/azione" -  Hetea - Alatri 1988

"Il tempo scalzato" - All'antico mercato saraceno - Treviso 1989

"L'intimo piacere di svestirsi" - L'Assedio della poesia - Napoli 1992

"Il gesto - le camelie" - All'antico mercato Saraceno - Treviso 1992  (Premio Spallicci 91)

"Dietro il restauro"  - Ripostes - Salerno 1993  (Premio Minturnae  93)

"Attese" - Porto Franco - Taranto 1994 - illustrazioni di Aligi Sassu

"Inedito 95" inserito nell'antologia di Giuliano Manacorda "Disordinate convivenze -

                        ediz. L'assedio della poesia - Napoli - 1996.

"Io ti inseguirò"  (venticinque poesie intorno alla Croce) - Luciano Editore - Na - 1999

"Rapinando alfabeti" - pref. Plinio Perilli - - l'assedio della poesia - Napoli 2001 -

"Corruptions" - Gradiva Pubblications - New York . 2004 (trad. Luigi Bonaffini)

"Per lembi" - Manni editori - Lecce  2004 (Premio speciale della Giuria - Astrolabio 2005, Premio      Saturo d'argento 2006)

"Fugacità del tempo" (prefaz. Gilberto Finzi) - Ed. Lietocolle - Faloppio 2007 -

"Ultime chimere" - L'arcafelice - 2008

"Fratture da comporre" - ed. Kairòs -Napoli - 2009

"Frammenti imprevisti" - (Antologia della poesia contemporanea) ed. Kairòs - Napoli - 2011

"Misure del timore" - dai volumi 1985/2010 - Ed. Kairòs - Napoli - 2011-

* I volumi in prosa :

"Monica ed altri"- racconti  - SEN  Napoli - 1980

"Pausa di sghembo" - romanzo - Ripostes - Salerno 1994

"Un sogno nel bagaglio" - romanzo - Manni ed. Lecce - 2006

"La mia amica Morèl" - racconti - Kairòs - Napoli 2008

* I volumi per il teatro :

"Il cofanetto" - due atti -  L'assedio della poesia - Napoli 1995

-------

Di lui hanno scritto numerosi autori fra i quali A. Asor Rosa che lo ospita nel suo "Dizionario della letteratura italiana del novecento" e nella "Letteratura italiana" edizioni Einaudi , Carmine Di Biase nel volume "La letteratura come valore", Matteo d'Ambrosio nel volume "La poesia a Napoli dal 1940 al 1987", Gio Ferri nei volumi "La ragione poetica" e "Forme barocche della poesia contemporanea",  Stefano Lanuzza nel volume "Lo sparviero sul pugno",  Felice Piemontese nel volume "Autodizionario degli scrittori italiani" , Corrado Ruggiero nel volume "Verso dove", Alberto Cappi nel volume "In atto di poesia", Ettore Bonessio di Terzet nel volume "Genova-Napoli due capitali della poesia", Dante Maffia nel volume "La poesia italiana verso il nuovo millennio", Sandro Montalto in "Forme concrete della poesia contemporanea" e "Compendio di eresia", Ciro Vitiello nel volume "Antologia della poesia italiana contemporanea", Carlo Di Lieto in "La bella afasia" , oltre a M.Lunetta, G. Manacorda , Gian Battista Nazzaro , G. Panella, Ugo Piscopo, G. Raboni ,  e molti altri .

Antonio Spagnuolo -

Via G. Paisiello  19

80128 - Napoli

Telefono : 081.7702471 -

spagnuoloantonio@hotmail.com

 

POESIE DI RAFFAELE PIAZZA

 

 

Alessia e San Valentino 2011

 

Dono nel pacchetto rosa con nastro

azzurro nel delinearsi di serica sera

nel tempo di San Valentino. Il mattinale

anelito dell'aria si è mutato in rarefatta

fredda aria serale. Vengono gruppi di

ragazze e ragazzi ad amarsi in un filo

di brina di febbraio: forse vorrebbe

neve Alessia nell'incamminarsi

nel folto della storia e sta infinitamente

il dono della felicità presa per mano,

la conchiglia che Giovanni le ha

donato, spendendo tutti i suoi

risparmi. Mediterraneo sembiante,

con di luna piena dischetto a specchiarsi

nelle cose nuove e ci sarà raccolto.

E' il 2011, fanno l'amore nella 127 bianca,

sente Alessia un niveo gabbiano dire:

attenzione!!!!

Raffaele Piazza

*

Alessia e il gattino

 

Sera di aria tersa pari a fuoco

rosso sui fienili di una campagna

fresca di novembre di Alessia

a riscaldare il freddo delle

mani. Sul sentiero lastricato

gelido sulla pelle entra in scena

la vita nel roseto ad emergerne

plastiche con movenze il gattino

Ned, al colmo della gioia nelle

fusa per Alessia in grigio pelo

veloce nella sera serrata in attimi

di prima cometa per la vita.

Fiume azzurro a fluire freddo

nella trasparenza dell'aria a tendere

il tempo in trame fugaci

di tramonti nel fossile tempo

di una storia bella, pari a conchiglia.

Raffaele Piazza 

*

Alessia verso l'Epifania

 

Il sei gennaio di Alessia

trepida nel freddo dell'aria,

e sta infinitamente nella camera

ad angolo con il tempo,

Alessia nel tendere alla calza

dei doni delle amiche e di Giovanni

e ad ogni passo guarigioni

oltre le lastre del mare polito

Mediterraneo aurorale

per i giochi d'amore e fortuna

con Giovanni, Epifania ad

accadere di sempre, chiaro mattino

del tempo della vita a tendere

al sentiero di Bellezza.

E' il 1984, scivola l'auto

nel Parco Virgiliano e ci sarà

raccolto.

Raffaele Piazza 

*

Alessia nei diari

 

Poi evanescente luminosità

sulle cose di sempre

ad angolo con il mondo,

materica luce ad accadere

sul libro di poesia di Sylvia Plath,

pari a segnacolo o amuleto

tra i greti e i segreti della vita

fino al loro lago dove intravista

trota. E poi nel navigarlo

con la barchetta un giorno

d'aprile, il più bello dei mesi,

per trascriverne nel diario

ogni attimo. Alessia la bella

in quell'emergere del volto

campito nel grano dei capelli,

come in quel quadro della

Maddalena visto nel viaggio

In Francia due mesi prima.

E' il diario dei giorni piovuto

come grandine su tegole inazzurrate

smarrite le parole e l'essenza

ad accadere in tersa armonia

di epifanie di amniotica

pioggia sul corpo di Alessia

e sta infinitamente e accade la

vita a inalvearsi tra le cose di sempre

e sta e trascolora in vana materia

o verità di esatta trasparenza

e guarigione.

Siano nel 1984 attraversa l'auto

la strada inanellata dalle luci

si ferma: bacio, attimo, vita

telefonata l'ostacolo il bianco

del cavallo a saltarlo nel maneggio.

Raffaele Piazza

*

Giugno 2013

 

Pare essersi natura modificata

in questo giugno consecutivo.

Fresco a pervadere di Alessia

pelle e cellule, nella conca di

tramonto al Parco Virgiliano.

E' venuta con sua figlia, Alessia,

azzurra carrozzina sul farsi

del sembiante delle cose di

sempre, Alessia 16 anni, contati

come semi, baby mather    

per giocare a fare la mamma

in gioia fiorevole al colmo

della grazia con Giovanni,

marito ragazzo a tendersi

nell'arco dell'azzurra gioia.

Poi fiorevole incantesimo

sulle cose del mondo,

l'anno, il posto, l'ora, la città

trasparente del bene e del

male, nell'intravedersi in serica

terrena armonia una nuvola

grandiosa a fare ombra negli

occhi di Veronica, nello

scrutare attenta il senso

delle cose, la rosa necessaria,

in limine con il tempo.

Pare essersi modificata natura,

fiorevole giugno ai lieti colli

dell'anima nell'agglutinarsi

a verde scoperta di Alessia - madre

oltre la chiave della nebbia.

Fluviale essenza sul greto delle cose.

Scorre acqua azzurra di freddo

dove tutta accade una vita, la

fontana del Parco Virgiliano

tra strenne fantastiche nel volo

del candore dei gabbiani,

dove era già stata ragazza Alessia

con la figlia.

Spargono un velo di chiarore le rondini

di platino, sorriso di Alessia negli occhi

di Giovanni, in chiara scansione

della luce.

Raffaele Piazza

*

Il Parco Virgiliano oltre la nebbia

 

Prologo

 

Scende nell'anima un quieto

stupore, nelle fibre di Alessia,

aria tersa di ossigeno ad

avvolgerla, stellante estivo

incantesimo, mano nella mano

con Giovanni.

Ordinate di pini alberate

ad abbracciare l'immenso

di linea mare-cielo in un'

ansia duale a ricomporsi

in risata oltre i filari di

piante senza nome.. Attimi

rosapesca e rondini incielate

in pensieri di vittoria

in una preghiera per due

(Alessia e Giovanni

proiettati verso il climax

della storia).

1

Tavolino del bar: davanti

a un succo di mela

tra le cose Alessia riemerge

da del nulla un vuoto

felice, il cane spontaneo Virgilio

dorme ai sui piedi  di ragazza,

s'intesse l'incantesimo del

Parco con il pensiero che

tra due giorni ha l'esame di

maturità  artistica nel notare

nel Parco Virgiliano quel

tratto elementare di bellezza

(a divenire dipinto

negli occhi del pittore).

2

Variegato sembiante di monti

azzurrini oltre la festa degli

alberi su della vita lo scenico

spazio a stellare Alessia di gioia.

nell'attimo del bacio con Giovanni

(oltre la disadorna via del ritorno

a casa serale per i giochi d'amore

nella camera della mente

e della casa in sensuale stupore).

3

Dalla finestra frontale voli

di gabbiani a intessersi col nulla

in un candido panneggiare,

oltre le spire del mare e le maree.

4

Sono venute da lontano di Alessia

le amiche in chiaro risalto delle vesti

e tutto accade di nuovo il tempo

nella città che sale a poco a poco

e si dirada il cobalto a farsi chiaro.

5

Vengono da Ovest  stormi di volatili

senza nome o appartenenza

oltre le stelle e i paesi.

Portano ceste di fortuna alle

anime affamate: gridano gioia!!!

Raffaele Piazza       

***

Nota biografica di Raffaele Piazza 

Raffaele Piazza- Napoli 22/12/1963- Ha pubblicato Luoghi visibili (1993)- La sete della favola (1996,)  Sul bordo della rosa (1998). e Del sognato, 2009.  Ha vinto numerosi premi in concorsi di poesia. E' redattore  di Vico Acitillo 124 Poetry Wave..  E' collaboratore del Il Mattino di Napoli alla cultura. Ha pubblicato su numerose riviste letterarie, tra le quali Anterem, Gradiva, Fermenti, La Mosca di  Milano, Tracce, Arenaria, Grafie;.  è inserito in molte antologie. E' curatore dell'antologia Parole in circuito (Fermenti 2010). Ha partecipato a letture di poesia a Napoli 

 

 

 

Davide Cortese

Da: ANUDA

 
 
 
Ho infilato l'anello al dito del maelstrom
e ne ho sposato lo splendore nero,
nel cavo delle mani del samurai bambino
ho adagiato il pettine di corallo di sua madre
e lontano nel tempo con una donna di silenzio
ho tessuto i fili di una preziosa ragnatela.
Ora sull'erba su cui un dio vomita vento
io dormo il sonno di un inquieto poeta
e nel sogno di nubi a cui rubare la pioggia
io piovo sul fuoco della bocca che amo.
 
*
 
 
Saltimbanco bianco, poeta nero,
io schiudo l'antico sipario.
Apro il sipario inesausto
del circo delle parole.
Saltimbanco di carta in un circo di fuoco,
mi incido sul volto una lacrima nera.
Sul trapezio di silenzi
prendo per mano i miei indugi.
E nel sorriso del dolore brucio
e muoio, e vivo.
 
*
 
 
Troppo presto vestito di buio
Masticherò il frutto della tua assenza.
Lontano dai giorni in cui c'eri
me ne starò silente e solo.
A tremare per un inverno che c'è già stato
a ballare su un valzer già finito.
Mai mi sazierà il frutto
che avido stringerò al petto.
Forse il sogno della tua luce
per un attimo ferirà il buio
e i miei occhi potranno vedere
la nudità delle mie preghiere.
 
*
 
 
Arciere nero che scaglia frecce iridate,
arciere bello e dannato
che punta dritto allo sterno di dio,
che pianta la sua freccia nell'osso
e vi lega il suo vessillo di rabbia,
che cerca nel cielo un' incrinatura
per vedervi sanguinare compassione,
che geme della fuga del suo dardo
carezzando l'arco con tenerezza,
che tende il braccio e stringe con le dita
l'attimo della verità il luccichio della vita.
 
*
 
 
Sotto la pelle ho scorribande di inquietudini,
migrazioni e fughe di desideri,
vagabondaggi di tristezze.
Sotto la pelle, senza pietà
una solitudine di fuoco brucia
le mie brulicanti moltitudini.
Un' algida fiamma
mi lambisce con verità crudeli.
Un fuoco senza amore
che brucia come l'amore.
La mia pelle è cenere di poesia,
il mio cuore un carbone acceso,
un rovente pane nero
per la fame di un demone arcano.
Sono la bacca di un dolore che sorride.
La fiaba nera di una donna di neve.
Custodito da un segreto, io,
respiro il sale di un viaggio proibito.
Accarezzo lo spettro dell'amante,
insieme taciamo tutto il mio canto.
 
*
 
 
Gioca con me a sorridere al buio.
Giochiamo a leccarci ferite di luce
agli angoli di strade sulla nuca del tempo,
schiudiamo nel vento le braccia calde
e giochiamo agli angeli che derubano il paradiso.
Chiudi gli occhi e solo con le dita
cercami sul volto il sorriso.
 
*
 
 
Adolescenti dagli occhi di chi ha appena fatto l'amore
volano nudi, con ali di papavero, sul mio volto assonnato.
Sorridono, coi capelli scarmigliati
e seguono con piccole dita le linee delle mie labbra.
 
*
 
 
Sanguina luce e sorride, chi osa,
lecca il dorso di poeti di fuoco
e parla lingue su cui cammina come un dio.
 
*
 
 
Il mio furore è della tenebra ferita.
Splendo di buio infinito
che ha brani di luna tra i denti.
Nero è il mio splendore.
Incedo nell'aura della morte.
Spada è la mia nudità 
snudata a fendere il cielo.
Io celebro i funerali del sole.
Serbo nel cuore una parola incendiaria.
A lei e me do sepoltura nel silenzio.
Celebra tu, ma non t'imploro,
l'estremo saluto al mio tacere.
 
*
 
 
Da: www.ebook-larecherche.it

 

 

 

 

LINO  ANGIULI

 
 
Mi faccio un'alba come dico io
sbucando lentamente dalla placenta del sonno
sulle palpebre rimasugli di fiori del vetro
pure il cuore si sveglia e sbadiglia persiane
poi smorza la notte fra il pollice e l'indice
qua e là tra le lenzuola qualche brandello di dio
tirato per capelli dai cavalloni della mente
mi tocco mi gratto per resuscitarmi tutto
un bel ballo con l'acqua che danza tra le mani
sciolgo nel caffè un paio di domande a piacere
sul nome del padre e della madre mentre
la radio grida cambiando l'ordine dei mal-
fattori il risultato del circo non cambia.
 
 
--- *
 
Mi faccio una compieta come dico io
ciao Signore virgola tu rimettimi il cuore
come limpida lampada al centro della testa
buoni questi impacchi di luce zampillante
risciacquano lo spirito dalla testa ai piedi
dentro un'assenza viola la notte scava
il profilo della tua voce più che trasparente
la inspiro profondamente finché sento
che mi sfruscia l'anima e mi arpeggia dentro
vedi se riesci a farmi somigliare quanto prima
a ciò che io sarò il giorno in cui la morte
se ne tornerà indietro a mani vuote
leggendo la tua firma sul lasciapassare.
 
--- *
 
 
Mi faccio una poesia come dico io
nomi incontrati per caso anche in cucina
rovistando tiretti macerie spazzature
prefissi che qualcuno ha gettato per strada
parole disoccupate messe all'asta insomma
vecchi numeri per fare la prova del nuovo
me la zappetto sulla carta avanzata dagli uffici
me la poto bruciando all'aria i verbi secchi
la porto in giro accucciata nel respiro
in cambio lei mi scava mappe dentrodentro
cercando la punteggiatura che mi manca
il vuoto che fa piazza pulita allorquando
la mente nuda assapora un boccone d'azzurro.
 
 
---*
 
 
Mi faccio un sogno come dico io
i contorni del corpo diluiti nell'aria donna
come lo zucchero nella tisana calda
guardare in faccia una quercia ad occhi chiusi
fino a sentirsi quercia o almeno ghianda
eccola la ricetta per scasare dal cerchio
e mettere tenda lungo i ruscelli del sangue
che dà colore alle ombre grigie pellegrine
queste si fanno avanti con borracce e tascapane
a piedi nudi le scarpe a tracolla per
togliere il rumore dal sonno degli uccelli
addetti alla manutenzione del passato remoto
e alla coltivazione del futuro interiore.
 
*
( da "Un giorno  l'altro")
 
[testi riprodotti da:
poetrydream.splinder.com]

 

 

 

LAUS CREATURARUM (5) 

 

Alfonso Lentini 

 
 
il mio nome è immigrato 
il mio nome è ferita 
è gheriglio di noce 
permanenza, il mio nome 
è cancello chiodato 
tengo un capo del filo 
l'altro è in mano a un soldato 
sono senza ragioni 
mi concedo al futuro 
come un campo incendiato 
sono azoto disperso 
sono sabbia e paura 
il mio nome è figura 
il mio nome è universo 
 
[ Poesia n. 5 pubblicata ne Il morso delle cose, 
sezione Laus Creaturarum, LaRecherche.it, eBook n. 97, 2012 ] 
 
da www.larecherche.it
 
 
 

 

SCRIVERE PER LE FORMICHE 

 

Caterina Bigazzi 

 
 
Poi si fa fessura dalla quale 
sa spiarci oltre la porta, 
scrivere la luce che ci piace. 
Un graffito rituale è il mio respiro, 
insetto a caccia nella pietra. 
E in fila sugli alberi tronchi 
mi sgrano, mi sveno, e ci provo. 
In cumuli di sabbia mi rapprendo. 
Ma subito prevale la compattezza 
della terra, il dovere di sostare. 
Si ricompone la roccia, e la polvere 
si lascia faro bugiardo alla fame, 
compagno ai passi delle formiche 
che raccolgono, che mi raccolgono 
fino al prossimo tremare 
d'un senso nel cuore del vuoto, 
nel bisogno ancestrale della tana. 
Scrivere, o del mondo accarezzare aperta 
la frattura, cancellarsi l'ombra, il profilo 
e poi correre non visti, tra le zolle. 
L'assurdo non è l'ondularsi 
al ripensare della mano, 
né sorpresa sono le briciole 
troppo pesanti, e il sole contro. 
È folle seminare e darsi in pasto 
se la neve col suo aratro ti ricopre. 
Ma c'è ancora sale, c'è ancora 
chi d'inverno si ciba di parole. 
 
da www.larecherche.it
  
 
 

LA STRADA 

 

Rossella Cerniglia 

 
 
Passo e la strada non è che 
la contemplazione della strada 
in me che passo. È triste l'ora 
che cupa nel cielo risplende. 
La strada per me sola si allunga 
sui miri passi: il passato è la strada 
alle mie spalle, il futuro, di là 
dal mobile orizzonte, strada è 
da venire. Un deserto è la strada: 
nuvole nere e basse, infuocate 
di dolore. La mia strada è sola 
con me che passo. I suoi rumori 
cosmici sono silenzio udibile 
del supremo, dell'ultimo silenzio: 
così inquietante e pregno 
invade l'ora. E mentre passo 
è fermo il mondo nella visione 
del passare in me che passo. 
In questa oscurità, tuonante 
di silenzi, il mio passare passa 
senza promesse e di sé vive 
e di tutti i suoi passi. 
Ma dove porta questo immenso 
andare, lo sconfinato notturno 
del cuore che passa sulla strada 
in me che passo. È triste l'ora 
che cupa nel cielo risplende. 
La strada per me sola si allunga 
sui miri passi: il passato è la strada 
alle mie spalle, il futuro, di là 
dal mobile orizzonte, strada è 
da venire. Un deserto è la strada: 
nuvole nere e basse, infuocate 
di dolore. La mia strada è sola 
con me che passo. I suoi rumori 
cosmici sono silenzio udibile 
del supremo, dell'ultimo silenzio: 
così inquietante e pregno 
invade l'ora. E mentre passo 
è fermo il mondo nella visione 
del passare in me che passo. 
In questa oscurità, tuonante 
di silenzi, il mio passare passa 
senza promesse e di sé vive 
e di tutti i suoi passi. 
Ma dove porta questo immenso 
andare, lo sconfinato notturno 
del cuore che passa sulla strada 
 
da www.larecherche.it
 
 
 
 

IL PRESENTE 

 

Ninnj Di Stefano Busà 

 
 
Poi ti accorgi che il passato 
è un sogno sfumato e ti segna 
il silenzio, o appena il conforto 
del sole. Nulla è più indifeso del giorno 
che avanza senza codici certi, 
senza risposte o verità. 
Il viaggio ha stazioni d'attesa, 
una religione di parole che non trovi, 
regole sfuggite all'occasione 
che più non tiene, si sfalda. 
Il presente è un osso spolpato, 
una preghiera senza dio, ha zone d'ombra
che l'umano fatalmente ignora.
Se torna di soppiatto plana sui tetti,
ti nutre di passioni,
si arrocca alla sua brevità, alla nudità.
 
 
da www.larecherche.it
 
 
 

 

PASOLINI IN GREMBO 

 

Davide Gariti 

 
 
Cosa sono adesso le forme del pensiero 
se riconoscendoti in esso sei morto 
al digiuno di un'ombra, e nel disprezzo 
della classe borghese innestato 
come veleno e siero? 
 
Al ricordo darai un seguito 
a chi lo tiene stretto in grembo, 
nelle tue parole e prose 
 
Un giorno qualunque sei sceso 
sulle spiagge di Ostia, 
piangevi per il mondo, 
adoravi la vita. 
 
 
da www.larecherche.it
 
 
 

I COLORI DEL CIELO A BIRKENAU 

 

Lino Lista 

 
 
Non c'è più luce negli occhi di Sara, 
giace nelle pupille 
distese sui vetrini 
nella baracca trenta a Birkenau, 
le studiano gli allievi di Mengele. 
 
Pietà. 
Non dite i colori del cielo, 
è troppo scuro il fumo 
che s'alza in nembi dalle ciminiere 
e sporca il blu coi grigi, 
non ditele mai "manna"
non ditele mai "neve", 
quella che piove a Birkenau è cenere, 
polvere bianca che ricopre il campo, 
che si solleva ad ogni passo d'oca, 
e Sara sa che cosa la produce, 
Sara conosce a Birkenau che brucia 
nella speranza che diventi colla 
in gola e sulle labbra della Storia. 
Non dite "Altrove, domani è più bello, 
l'oriente già s'indora 
e porterà il mattino l'oro in bocca", 
un'alba, Sara sa, sorge e tramonta; 
non ditele mai "sole"
 
non ditele mai "raggi"
 
Sara conosce i runici gioielli, 
le svastiche vendute nei mercati 
dei denti, dei capelli e dell'usato. 
 
 
Non c'è più luce negli occhi di Sara, 
erano gocce azzurre 
diversamente chiare, 
nella baracca trenta a Birkenau 
la specie si degrada con gli studi. 
 
 
da www.larecherche.it
 
 
 

LA BELLEZZA DEL MONDO 

 

Roberto Maggiani 

 
 
Dio è sulle cime degli alberi - 
solo come le particelle di vento - 
appartiene metà alla terra 
metà al cielo. 
 
Un solo Dio - solo 
fino all'urlo della croce - 
a tal punto silenzioso 
 
 
che ci sentiamo soli 
fino all'abbandono. 
 
 
Si sappia però che il suo esserci 
è certo 
nella terra e nel cielo 
negli spiriti infiammati d'amore. 
 
 
Un Dio bello che si chiama Amore 
e la sua bellezza 
è la bellezza del mondo. 
 
 
da www.larecherche.it

 

 

 

SU DIO SI INFRANGONO LE MENTI MIGLIORI 

 

Lorenzo Mullon 

 
 
Su Dio si infrangono le menti migliori 
e ritornano indietro 
come onde 
in un gioco di specchi. 
Noi osserviamo da una trincea di vento 
in mezzo
agli universi
che si riflettono 
 
da www.larecherche.it
 
 
 
 

IL LUME ACCESO 

Eugenio Nastasi 

 
Il lume acceso non sembra una stella 
dai camini fumano sterpi appena colti 
mani frettolose saggiano il calore 
 
per non piegarmi ad altra liturgia 
seguo l'occhio degli alberi 
che guarda fisso il cielo 
separando le chiome ad ogni riflesso 
di luna in controluce 
 
nell'angoscia di chi senz'odore di casa 
sente svanire una preghiera 
leggo alfabeti da seminare 
come profeta che cammini 
 
 
da solo tra gente che non ricorda 
ciò che toccava 
 
 
da www.larecherche.it
 
 
 
 
 

DENTRO, FUORI

 

Guglielmo Peralta

 
 
Io canto il cielo invisibile
che con intima voce
canta. «Dentro»,
ove s'annida l'implume
parola, è il mito della nascita.
«Fuori», nella falsa luce,
si aliena l'infinito. Ma
rotonda è la visione
che lo s-guardo assapora
nel giardino soale
dove coi sogni vola
la rondine sonora.
 
Io canto la pura dimora, 
la scena segreta che s'apre 
allo spettacolo. «Dentro», 
dove crescono i frutti, 
si rinnova il miracolo. 
«Fuori», nell'uso quotidiano, 
marcisce la rosa. Ma 
DENTRO, FUORI sempreverde è la notte 
dal candido calice, 
dove sbocciano le stelle 
Io canto il cielo invisibile per incanto, 
che con intima voce dove fiorisce l'albero 
canta. «Dentro», dal fertile respiro del vero. 
 
 
da www.larecherche.it
 
 
 
 

INCAVO 

 

Luciana Riommi Baldaccini 

 
 
 
ti ho già sputato in faccia un grido 
e mi ha riempito di terrore l'aria 
_ l'angoscia d'esser qui 
io che ero altrove: se non mi tieni cado _ 
e sulla pelle si fa già spessore 
forma-di-me aderisce 
al desiderio folle 
 
 
di prenderti le mani 
e modellarmi al cavo delle braccia 
grembo dove la fame succhia 
e mi rimette al mondo 
se già qualcuno mi chiamò per nome 
 
 
da www.larecherche.it
 
 
 
 
 

YUKO MI HA REGALATO UN CIGNO 

 

Meth Sambiase 

 
 
Yuko mi ha regalato un cigno 
rosa, con ali di punta 
e un rigido collo di carta. 
Per la lunga vita, 
-mi ha detto-
che ti porti lontano lontano 
e ti faccia planare su ogni mare, 
e con un sorriso di bimba 
ho aperto le vele 
al mio nuovo compagno di viaggio. 
Insieme, respireremo la polvere dell'aria 
verso i sentieri della progenie d'aprile 
nel buio luminoso della costellazione della Spiga, 
vireremo nei mari della tranquillità, 
l'altra faccia della Luna di primavera, 
sopra i ghiacci polari, 
fra i pinguini che preparano 
filtri d'amore per foche riottose. 
Sotto le nuvole, appariranno usignoli stonati 
che dai pensieri d'amore 
fanno la legge degli amanti, 
e alla fine degli orizzonti, 
ci riporteranno a casa 
le minacciose sfere nere della pioggia 
perché gli origami di Yuko non possono bagnarsi. 
 
 
da www.larecherche.it
 
 
 
 

MONTESACRO 

 

Maurizio Soldini 

 
 
a Giovanni Giudici 
 
 
Se dovessi rinascere vorrei ancora 
respirare la stessa aria di allora 
nello stesso posto sul tavolo di marmo 
della cucina tra bacinelle d'acqua calda. 
 
Non ricordo quei momenti perché non posso 
ma la memoria era negli occhi di mia madre 
quando lo raccontava e mi sono nutrito 
delle sue parole allo stesso modo del latte. 
 
Ogni volta era una peripezia maieutica 
per estrarre il coniglio dal cilindro 
ma il forcipe alla fine girava ad effetto 
solo un piccolo segno sulla fronte sarebbe rimasto. 
 
Vorrei ancora scalciare in quel cortile polveroso 
al confine del paradiso della città giardino 
 
e riprendermi lacrime e sbucciature di ginocchia 
dietro biglie colorate tirate a ghilonfa. 
 
Se mi chiedessero dov'è l'origine del canto 
non esiterei a rispondere i verdi campi 
attorno a Montesacro e al Tufello 
dove ben altri scoprirono poesia. 
 
Lì sono nato proprio in quella via 
alla periferia di una città felice 
di un sorriso e di un abbraccio 
e i soldi non erano il coraggio. 
 
Ci nutrivamo di affetto e di canzoni 
un libro sotto il braccio e poi la radio 
una cartella un diario qualche cambiale 
e Montesacro fu un segno di vita. 
 
 
da www.larecherche.it
 
 
 

 

DIALOGHI 

 

Antonio Spagnuolo 

 
 
Desidero tornare a quella dolce malinconia 
che ci accompagnava per i viali, 
tra rami e ciottoli, tra le erbe aromatiche 
ed il muschio, nell'umido rincorrersi. 
Simile a quello che un tempo era il procedere 
del destino, per scommettere qualche fantasia, 
che circondi gli spazi della oltraggiosa passione, 
per non tenerla in agguato come un presentimento 
insonne sul corrodersi del tempo. 
Chiedo un salmo che colmi il cuore, 
una voce che tuoni profezie 
e appaghi la tortura dell'ira. 
Il dialogo che Dio non concesse 
nel migrare di ore ventose, 
nelle infinite pagine bianche 
tramutate in un buffo risuonare dell'eco. 
Oggi la luce delle tue pupille non è più capace 
di giocare, 
trasformando le nuvole in figure clandestine, 
descritte come antiche pergamene. 
Incorruttibili i capelli, nell'ora che cade, 
vagheggiano sospetti e bagliori, 
per tentare quella ebbrezza che non torna, 
che rimpiangi per scomporre presenze, 
per inseguire mordendo gli umori del destino. 
 
 
da www.larecherche.it

 


Una stella
A trafiggere ricordi e ad accendere una lacrima
basta un disegno come soltanto fossi ancora bimba
a rincorrere la scia del tuo viso stretta ad un fiore
che in petali racconta quanto cielo ci separa
ad alzare lo sguardo oggi sembra così lontano
quel pomeriggio prossimo d'estate troppo fredda
e la tua mano che già accendeva una stella in più
che soltanto io avrei visto fin oltre il mattino

(4/1/2014- Angela Greco)